Ritardo mentale

CHE COS’E’ IL RITARDO MENTALE

 

Il ritardo mentale è un deficit delle funzioni intellettive.

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Il DSM IV individua tre criteri necessari per poter effettuare la diagnosi di Ritardo Mentale:

 

Criterio A: funzionamento intellettivo generale significativamente al di sotto della media : un QI inferiore a 70 sulla base dei test cognitivi specifici.

 

Criterio B: significative limitazioni nel funzionamento adattativi in almeno due delle seguenti aree delle capacità di prestazione: comunicazione, cura della persona, vita in famiglia, capacità sociali/interpersonali, uso delle risorse della comunità, autodeterminazione, capacità di funzionamento scolastico, lavoro, tempo libero, salute, sicurezza.

 

Criterio C: l’esordio deve avvenire prima dei 18 anni.

 

Il Ritardo Mentale si può presentare con diversi gradi di severità che vengono classificati secondo l’intervallo di QI che il soggetto presenta:

 

severità                      intervallo QI

RM lieve                      da 50-55 a 70

RM medio                    da 35-40 a 50-55

RM grave                    da 20-25 a 35-40

RM profondo              < di 20-25

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COME SI MANIFESTA IL RITARDO MENTALE

 

Possono essere presenti i seguenti sintomi, con diversa importanza e gravità:

  • Dificoltà di assimilazione delle esperienze;

  • Dificoltà di organizzazione motoria, incapacità di programmare il movimento nello spazio e nel tempo;

  • Difetti del linguaggio: disturbi di pronuncia, di articolazione e di ritmo; povertà lessicale, estrema semplicità, scorrettezze nella struttura sintattica

  • Impossibilità di accedere al pensiero astratto: tutti i contenuti del pensiero rimangono, anche dopo la pubertà, ancorati al concreto, all’esperienza, alle impressioni sensoriali;

  • Rigidità, difficoltà di estendere una conoscenza a situazioni diverse e limitata attività immaginativa e creativa.

  • Minori capacità di organizzare il materiale da ricordare

  • Disomogeneità cognitiva: esistono aree più o meno sviluppate, ma è difficile trovare aree di funzionamento del tutto normali.

  • Deficit nelle capacità attentive e di concentrazione

  • Disturbi nella condotta

  • Il comportamento è caratterizzato da ripetitività, passività,  eccessiva dipendenza dall’ambiente, suggestionabilità ed influenzabilità

  • Personalità, emotività e socialità: emotività superficiale e incontrollata per insufficiente elaborazione degli stimoli. Si possono sviluppare: ansia, paura d’insuccesso, impulsività, iperattività, bassa tolleranza alle frustazioni o sintomi depressivi. Inoltre nel bambino il vissuto di frequenti insuccessi può determinare uno stato di ANSIA che può manifestarsi come IMPULSIVITA’- IPERATTIVITA’ – BASSA TOLLERANZA ALLE FRUSTRAZIONI, PAURA DELL’INSUCCESSO – TENDENZA AL RITIRO – COMPORTAMENTI COMPULSIVI.

  •  

QUALI SONO LE CAUSE E I FATTORI SCATENANTI

  • Causa prenatale:feto

  • Cromosomica: sindrome di down (trisomia 21), Sindrome di Turner, di Klinefelter, sindrome dell’X fragile

  • Non cromosomica: infezioni in gravidanza (rosolia, toxoplasmosi, ecc), cause immunologiche, malnutrizione in gravidanza,  assunzione di farmaci;

  • Causa perinatale: trauma da parto,anossia, traumatismi ostetrici;

  • Causa post-natale: infezioni (encefaliti, meningite),trauma celebrale,epilessia, anossia, veleni o tossine ambientale, malnutrizione

  • Cause psicosociali: carenza gravi e precoci di cure materne e/o insufficienze prolungate di stimolazione ambientale (carenze socio economiche familiari, carenza di accadimento, affettive patologia mentale dei genitori,abbandono,abuso).

COME SI CURA

 

Il trattamento richiede un approccio multidisciplinare in cui competenze di diversi operatori si integrano e si completano per raggiungere un obiettivo comune per il benessere psicofisico della persona con ritardo mentale.

Un buon intervento riabilitativo tiene conto non solo del livello strutturale, volto alla facilitazione nel bambino di capacità cognitive, metacognitive, logopediche, motorie e di apprendimento; ma anche della componente relazionale e dello sviluppo affettivo del bambino e della presa in carico dell’ambiente in cui vive il soggetto, in quanto un ambiente stimolante facilita la curiosità e invoglia la conoscenza e il desiderio di imparare.

 

L’APPROCCIO COMPORTAMENTALE:

 

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E' mirato a potenziare le risorse del bambino e ad implementare gli aspetti linguistici, cognitivi e metacognitivi attraverso l’uso di:

  • tecniche comportamentali: come incoraggiare i comportamenti voluti e scoraggiare quelli indesiderati (rinforzi positivi e negativi)

  • strategie di autoregolazione: autoistruzione verbale e automonitoraggio dell’attenzione

  • riabilitazione della memoria: compiti di memoria, strategia mnemonica immaginativa

 

LA TERAPIA OCCUPAZIONALE

 

Tra le varie tecniche di trattamento riveste un ruolo importante la Terapia Occupazionale (TO), che ha come obiettivo principale il massimo recupero possibile dell’autonomia e dell’indipendenza finalizzato all’integrazione sociale.

Il raggiungimento dell’autonomia che si concretizza prima di tutto nella cura della propria persona, nell’alimentazione e nelle varie attività che la vita quotidiana richiede.

 

COME AIUTARE UNA BAMBINO CON RITARDO MENTALE

 

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Puntare sullo sviluppo di capacità di ragionamento, di generalizzazione e gestione delle problematiche per favorire l’autonomia.

 

 

 

A questo proposito è importante:

  • Lavorare su pochi obiettivi per volta;

  • Utilizzare esperienze personali e di vita quotidiana;

  • Ricorrere a materiale concreto;

  • Non fornire risposte dirette, ma aiutare il soggetto, guidandolo verso una soluzione autonoma;

  • Ripresentare problemi già risolti per consolidare le acquisizioni;

  • Proporre le stesse situazioni al di fuori del contesto individuale.

 

 

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COME SI MANIFESTA IL RITARDO MENTALE

Possono essere presenti i seguenti sintomi, con diversa importanza e gravità:

  • Dificoltà di assimilazione delle esperienze;
  • Dificoltà di organizzazione motoria,incapacità di programmare il movimento nello spazio e nel tempo;
  • Difetti del linguaggio: disturbi di pronuncia, di articolazione e di ritmo; povertà lessicale, estrema semplicità, scorrettezze nella struttura sintattica
  • Impossibilità di accedere al pensiero astratto: tutti i contenuti del pensiero rimangono, anche dopo la pubertà, ancorati al concreto, all’esperienza, alle impressioni sensoriali;
  • Rigidità,difficoltà di estendere una conoscenza a situazioni diverse e limitata attività immaginativa e creativa.
  • Minori capacità di organizzare il materiale da ricordare
  • Disomogeneità cognitiva: esistono aree più o meno sviluppate, ma è difficile trovare aree di funzionamento del tutto normali.
  • Deficit nelle capacità attentive e di concentrazione
  • Disturbi nella condotta
  • Il comportamentoè caratterizzato da ripetitività, passività,  eccessiva dipendenza dall’ambiente, suggestionabilità ed influenzabilità
  • Personalità, emotività e socialità: emotività superficiale e incontrollata per insufficiente elaborazione degli stimoli. Si possono sviluppare: ansia, paura d’insuccesso, impulsività, iperattività, bassa tolleranza alle frustazioni o sintomi depressivi. Inoltre nel bambino il vissuto di frequenti insuccessi può determinare uno stato di ANSIA che può manifestarsi come IMPULSIVITA’- IPERATTIVITA’ – BASSA TOLLERANZA ALLE FRUSTRAZIONI, PAURA DELL’INSUCCESSO – TENDENZA AL RITIRO – COMPORTAMENTI COMPULSIVI.

QUALI SONO LE CAUSE E I FATTORI SCATENANTI



 

  • Causa prenatale:

·        Cromosomica: sindrome di down (trisomia 21), Sindrome di Turner, di Klinefelter, sindrome dell’X fragile

·        Non cromosomica: infezioni in gravidanza (rosolia, toxoplasmosi, ecc), cause immunologiche, malnutrizione in gravidanza,  assunzione di farmaci;



 

  • Causa perinatale: trauma da parto,anossia, traumatismi ostetrici;



 

  • Causa post-natale: infezioni (encefaliti, meningite),trauma celebrale,epilessia, anossia, veleni o tossine ambientale, malnutrizione



 

  • Cause psicosociali: carenza gravi e precoci di cure materne e/o insufficienze prolungate di stimolazione ambientale (carenze socio economiche familiari, carenza di accadimento, affettive patologia mentale dei genitori,abbandono,abuso).



 

COME SI CURA



 

Il trattamento richiede un approccio multidisciplinare in cui competenze di diversi operatori si integrano e si completano per raggiungere un obiettivo comune per il benessere psicofisico della persona con ritardo mentale.



 

Un buon intervento riabilitativo tiene conto non solo del livello strutturale, volto alla facilitazione nel bambino di capacità cognitive, metacognitive, logopediche, motorie e di apprendimento; ma anche della componente relazionale e dello sviluppo affettivo del bambino e della presa in carico dell’ambiente in cui vive il soggetto, in quanto un ambiente stimolante facilita la curiosità e invoglia la conoscenza e il desiderio di imparare.

 

 

L’APPROCCIO COMPORTAMENTALE:

E' mirato a potenziare le risorse del bambino e ad implementare gli aspetti linguistici, cognitivi e metacognitivi attraverso l’uso di:

  • tecniche comportamentali: come incoraggiare i comportamenti voluti e scoraggiare quelli indesiderati (rinforzi positivi e negativi)
  • strategie di autoregolazione:autoistruzione verbale e automonitoraggio dell’attenzione
  • riabilitazione della memoria:compiti di memoria, strategia mnemonica immaginativa

 

LA TERAPIA OCCUPAZIONALE 

 

Tra le varie tecniche di trattamento riveste un ruolo importante la Terapia Occupazionale (TO), che ha come obiettivo principale il massimo recupero possibile dell’autonomia e dell’indipendenza finalizzato all’integrazione sociale.

Il raggiungimento dell’autonomia che si concretizza prima di tutto nella cura della propria persona, nell’alimentazione e nelle varie attività che la vita quotidiana richiede.

 


 

COME AIUTARE UNA BAMBINO CON RITARDO MENTALE

Puntare sullo sviluppo di capacità di ragionamento, di generalizzazione e gestione delle problematiche per favorire l’autonomia.

A questo proposito è importante:

  •  Lavorare su pochi obiettivi per volta;
  • Utilizzare esperienze personali e di vita quotidiana;
  • Ricorrere a materiale concreto;
  • Non fornire risposte dirette, ma aiutare il soggetto, guidandolo verso una soluzione autonoma;
  • Ripresentare problemi già risolti per consolidare le acquisizioni;
  • Proporre le stesse situazioni al di fuori del contesto individuale.

 

A cura di: Gitana Giorgi, Lisa Cecchi, Alessandro Rotondo e Ciro Conversano

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