Genitori-Figli: Comunicazione e Relazione

 

 

fernando-botero-una-famiglia

Spesso i genitori si rivolgono agli specialisti cercando delle risposte:

 

Perché mio figlio non ascolta quello che dico?

Perché è così svogliato, testardo?

Perché è taciturno e non parla più con noi?

Perché non andiamo più d’accordo ed è sempre in contrasto?

Perché non mangia più?

Perché ha sempre bisogno della mia presenza per fare i compiti?

Perché non vuole più andare a scuola?

Perché è diventato insicuro e sta male quando rimane solo?

Perché sembra triste e privo di interessi?

 

I genitori spesso si sentono insicuri e poco informati riguardo ai comportamenti e sentimenti dei propri figli, ma la difficoltà maggiore che incontrano è proprio quella di entrare in relazione, di instaurare una buona comunicazione.

 

Il padre di un bambino di 8 anni dice:

 

“non riesco a capire perché non si impegna a scuola, perché non è interessato a niente, anche adesso che lo sgrido lui non risponde, come se non gli importasse niente”.

 

Certo apparentemente il comportamento del ragazzo sembra privo di senso, ma siamo sicuri che le domande che facciamo sono quelle giuste? Cosa prova il bambino in quella situazione? Cosa pensa? E’ in grado il bambino di capire cosa ci si aspetta da lui? Cosa dovrebbe fare?

Se i genitori per primi non riescono a capire allora i rapporti diventano incomprensibili e i figli forniscono risposte incomprensibili come i silenzi, le giustificazioni, le reazioni di rabbia.

Comunicare in modo efficace, permette una maggior condivisione e conoscenza dei punti di vista dei figli, di ciò che sanno, pensano e provano; di capire quali sono le reali richieste e i bisogni dei figli.

Dunque per comunicare bene bisogna saper ascoltare, cioè ascoltare in modo empatico, non giudicante, in un clima di accettazione e apertura.

 

Spesso nelle comunicazioni con i figli si trasmettono messaggi di cui non siamo pienamente consapevoli:

botero_family2

 

“Non prendere l’acqua, te la prende la mamma, tu fai solo danni”

“Quando porti dei buoni voti mi piaci, quando prendi le note non mi piaci per niente”

“Non giocare con la palla è della sorellina”;

 

Il bambino capisce non solo che i genitori stanno parlando della palla, di voti, e dell’acqua; ma che contemporaneamente lo stanno giudicando, disapprovando e rifiutando.

 

La comunicazione dei genitori dovrebbe:

 

  • SPIEGARE perché non si possono fare certe cose, perché le regole devono essere rispettate, altrimenti il bambino rimane confuso e incerto.talking-to-parents

 

  • TRASMETTERE CHE SI PUÒ SBAGLIARE, umiliare i bambini sottolineando le loro mancanze non li aiuta, ma al contrario a lungo andare può provocare sensi di colpa, bassa autostima. Dunque diviene importante affermare che ad essere sbagliato è il comportamento esibito e non il bambino stesso e spiegare che cosa ha sbagliato.

 

  • PARLARE IN MODO CHIARO DELLE CONSEGUENZE. Essere chiari nello spiegare non solo perché è stata messa una regola, ma anche che cosa succede qualora il bambino disubbidisca è importante perché permette al bambino di responsabilizzarsi e di autoregolarsi.

 

  • VALORIZZARE LE EMOZIONI. Urlare per la rabbia e dire che non siamo arrabbiati, oppure dire ai bambini di non essere tristi, di non essere arrabbiati, genera confusione nel bambino e gli insegniamo a negare le emozioni. Non smentire le nostre emozioni e accettare le emozioni dei figli è importante per insegnargli il giusto modo per riconoscere, comunicare ed elaborare le emozioni.

 

CARTOON_FAMILY


A cura di: Gitana Giorgi

Informazioni aggiuntive