TU BULLO? NO PARTY! - intervento di prevenzione

 

esclusione
 Il bullismo pare, come il resto dei comportamenti violenti, una vera e propria incapacità conflittuale, infatti la carenza emotiva è tipica dell’incompetenza conflittuale, insieme al silenzio emotivo e all’incapacità di ascoltarsi e ascoltare gli altri. I progetti di prevenzione devono quindi tendere a sviluppare la coesione e l’appartenenza comunitaria e la cooperazione. Diventa importante quindi intervenire a livello del gruppo classe per offrire un’educazione alle emozioni, un percorso che consente di riconoscere i propri sentimenti e di riuscire a comunicarli, di suscitare riflessioni sul proprio sentire e su quello altrui, di suggerire strategie di controllo delle emozioni più forti come la rabbia o di educazione al sentire empatico.

 

La riflessione sulle dinamiche gruppali del fenomeno evidenzia in maniera chiara che, nell’analisi degli atti di bullismo, non si dovrebbe mai trascurare la matrice sociale all’interno della quale si manifestano. Infatti, ciò che permette molti atti devianti è proprio un ambiente omertoso, in cui i compagni di classe non si accorgono di nulla o preferiscono fingere di non vedere. Ovviamente, queste dimensioni relazionali devono essere modificate, altrimenti qualsiasi intervento antibullismo rischia di fallire. Infatti basta un solo bullo in una scuola per creare problemi, se tutti gli altri ragazzi sono spettatori passivi e silenziosi. Viceversa, i bulli non hanno possibilità di azione e rimangono bloccati, se i compagni di classe sono disposti ad intervenire a difesa della vittima.

 

Dall’analisi dei dati il bullismo risulta molto diffuso sia nelle scuole elementari che nelle scuole medie inferiori. Addirittura un bambino su due dichiara di subire, infatti, prepotenze durante la permanenza nella scuola elementare, mentre nelle scuole medie abbiamo un ragazzo vittimizzato ogni tre. Dagli studi compiuti nello scorso decennio sappiamo però che la gravità dei singoli episodi non diminuisce nel corso degli anni, come rilevano anche le cronache cittadine che riportano periodicamente i casi più gravi accaduti nelle scuole medie. È necessario, quindi, prevedere programmi di prevenzione in grado di promuovere capacità relazionali nel rispetto di sé e degli altri. In particolare, poiché il bullismo è più diffuso e meno grave nelle scuole elementari, è proprio in questa fase che è più utile avviare programmi di prevenzione per evitare che il modello di comportamento aggressivo, tipico del bullismo, diventi una modalità preferenziale di relazione tra i ragazzi.

Dunque il bullismo è un fenomeno sociale e risulta fortemente ancorato al clima e alle dinamiche interne alla classe, quindi diventa ri­levante intervenire con un approccio globale, cercando di attivare le risorse positive del gruppo, ma anche tutto il sistema scuola (dirigente, docenti, genitori e personale non docente). Ecco l’importanza di un progetto che vuole fronteggiare il problema del bullismo con un intervento che lavora su più livelli:

1)      Il coinvolgimento degli adulti, genitori, docenti e corpo non docente, attraverso una fase di informazione al fine di migliorare le conoscenze e le capacità di individuare precocemente le azioni di bullismo e una fase di partecipazione attiva che permettere di acquisire maggiori competenze nella gestione di questa problematica.

2)      Laboratori effettuati con gli alunni e gli insegnanti delle classi, un’esperienza formativa di gruppo che intende promuovere fattori di protezione nei confronti di comportamenti di bullismo e che sviluppa competenze personali e relazionali. Il gruppo classe rappresenterà una risorsa, il primo passo sarà un training sulle social skills, l'educazione emotiva-affettiva, educazione all’assertività.

3)      Formazione di un gruppo dei peer educator, i quali attraverso un breve training potranno informare tutte le classi del plesso scolastico sul fenomeno del bullismo, la gestione del conflitto e l'attivazione dei processi di mediazione di gruppo

 

Si istituzionalizza così un servizio a livello scolastico di mutuo insegnamento di gestione dei conflitti. Inoltre questo favorisce un processo di autonomia e di apprendimento e di responsabilità, in quanto lavorando nell’ambito dell’esplicitazione e della mediazione aperta i processi di alleanze e sudditanze nei confronti del bullo si riducono, tutto viene reso in termini trasparenti e diventa più difficile fare alleanze contro qualcuno.

 
 

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